Come continuare ad avere sensi di colpa

Non possiamo entrare nella testa degli altri”. Un principio tanto semplice e scontato che proprio per questo passa sott’occhio.
Il non rispettarlo equivale ad alimentare un circolo di sensi di colpa e un presunto senso di inadeguatezza.

Vediamo come!

Quando dico che non si può entrare nella testa degli altri intendo semplicemente rimarcare un aspetto fondamentale che sostanzia il nostro rapporto con l’Altro.
Infatti, per quanto noi possiamo essere convinti di aver colto la verità celata dietro un comportamento, un atteggiamento o un vissuto che riguardi l’Altro, dobbiamo riconoscere che la nostra è una pura e semplice interpretazione, molte volte giusta, ma pur sempre un’ interpretazione.
E’ chiaro poi che il grado di accuratezza delle nostre interpretazioni varierà a seconda del contesto, della conoscenza della persona e di altre variabili in esame.
Ad esempio, se alle 14:00 mi arriva il solito messaggio in cui Antonio mi dice:
“Andiamo?”, non ho bisogno di chiedergli a cosa si riferisce.

Per cui, più il contesto e la persona ci sono familiari, più verosimili saranno le nostre interpretazioni. Quando poi si tratta di abitudini condivise, come prendere il caffè allo stesso orario, anche il semplice “Andiamo?” non necessita di approfondimenti.

Ma cosa succede quando queste informazioni non ci vengono in soccorso?

Abbiamo invitato Claudia che da poco conosciamo a prendere un caffè. Claudia accetta e ci ritroviamo come d’accordo al “Bar Mistero”. Qui cominciamo a conversare. Claudia è molto simpatica e con lei è davvero facile discorrere un pò su tutto. Ci divertiamo, trascorriamo un’oretta assieme davvero piacevole e crediamo che anche per lei sia lo stesso. Decidiamo infatti di risentirci per una cenetta di lì a poco. Quando salutiamo Claudia siamo contenti. Era da tanto che non avvertivamo questa sintonia con una persona.
Nei giorni successivi continuiamo a sentirci e a messaggiarci e le chiediamo quando sarebbe disponibile per quella cenetta. Ma Claudia ci dice che non vorrebbe complicare le cose. E’ contenta di averci conosciuto, ma non vuole che diventi una frequentazione che porti ad altro.
D’accordo, nulla di sconvolgente!
Claudia è una persona interessante ma in fondo non la conosciamo affatto. Magari è semplicemente estroversa e dolce di carattere con tutti, e non per una particolare intesa tra noi.

Ce lo diciamo, ma non ne siamo convinti!

Per cui passiamo in rassegna i momenti significativi. Tutto quello che secondo noi testimonierebbe l’iniziale intesa con Claudia e cosa possa averla irrimediabilmente guastata. Continuiamo così per un pò, ma niente. Proprio non riusciamo a capire cosa le abbia fatto cambiare idea. Cominciamo a pensare che forse abbia frainteso quella nostra frase sulla “troppa emancipazione delle donne”. Oppure che era meglio la invitassimo subito senza aspettare troppo. In fondo, ce lo aveva detto che le piacciono gli uomini decisi. Magari quella felpa con su scritto “Libertà” era equivoca, o forse le battute non erano poi così divertenti.
Insomma, non riusciamo a trovare una spiegazione plausibile. Certo, potremmo chiedere direttamente a Claudia se qualcosa l’abbia infastidita, ma forse nemmeno lei ci saprebbe dire cosa a un certo punto le abbia fatto cambiare idea su di noi.

Per cui, cosa mai possiamo aver detto o fatto per farle cambiare idea?

In questo caso, a differenza dell’esempio di prima, non abbiamo il supporto della conoscenza della persona che ci consenta di fronteggiare i nostri dubbi. Ed inoltre, siamo molto interessati a comprendere cosa sia successo, in quanto ci sentiamo coinvolti. Gli indizi in fondo ci sono: ricordi, sms, tracce da cui recuperare “la verità” dei fatti. Eppure, tutto questo pensare non c’è di alcun aiuto.

Da questo nuovo esempio si evincono due cose:

la prima, è la nostra naturale tendenza investigativa ( chi più, chi meno) a ricostruire gli eventi, specie quelli che non si accordano con le nostre aspettative.
La seconda, la spirale autoriflessiva e di sensi di colpa nella quale si può cadere se non si accetta ad un certo punto il limite invalicabile di non poter sapere cosa passa nella testa degli altri.

Insomma, va bene cercare di capire se con Claudia abbiamo frainteso fin dall’inizio o magari sia successo qualcos’altro, ma attenzione, il pericolo è dietro l’angolo. Se non si tiene presente che le nostre più attente indagini non ci consentiranno mai di avere la certezza di cosa passi veramente nella testa di Claudia, alla fine c’è il pericolo di diventare noi stessi il bersaglio delle nostre stesse ricerche.

Claudia non vuole più uscire?… IO avrò detto o fatto qualcosa che non va!

E più siamo avvezzi al rispecchiamento, maggiormente ci sentiremo gli artefici e i colpevoli dell’universo.

Ma cosa porta ad un certo punto a spostare l’attenzione su di Sè?

Se vi state chiedendo come mai ad un certo punto spostiamo l’attenzione su di Noi, la risposta va cercata nello stesso principio che abbiamo finora formulato.
Cioè, visto che non possiamo entrare nella testa degli altri (pur volendo), gira e rigira la ricerca si andrà a spostare su ciò che invece possiamo conoscere, ossia noi stessi, i nostri comportamenti, cosa abbiamo detto o non detto, fatto o non fatto…
E quanto più siamo portati a seguire questo procedimento, tanto più esso sfuggirà alla nostra consapevolezza.

Per cui, se nelle tante situazioni che ci interpellano siamo soliti leggervi una nostra responsabilità diretta, attenzione, c’è il forte rischio a personalizzare le relazioni con relativi sensi di colpa e senso di inadeguatezza.

In definitiva

Per tutti i maestri del giallo, esperti R.I.S. e casi irrisolti, si dia pure libero sfogo alla propria creatività, ma non dimentichiamo mai che le nostre sono soltanto ipotesi e libere interpretazioni.
Soprattutto, accettiamo ad indagini concluse di non pervenire per forza ad una verità.
Impariamo ad accogliere il dubbio, il limite di non comprendere cosa passa nella testa di una persona, perchè il rischio alla fine è che tutto ci si rivolti contro.

Inoltre, quando parlo di ricostruzione, non dobbiamo immaginare qualcosa che duri settimane. A volte il tutto avviene in pochi secondi ma il processo è esattamente lo stesso:
non so perchè sia successo questo, certamente dipende da me.

Per cui, nelle situazioni ambigue che non ci consentono di stabilire con esattezza il significato delle cose, concediamoci pure la libertà della messa in discussione, ma teniamo presente questo utile mantra: Non possiamo entrare nella testa degli altri!

Per quanto sia più che naturale cercare di comprendere quello che resta enigmatico, specie se ci procura una quota di sofferenza, dobbiamo accettare che l’Altro è portatore di un mistero al quale molte volte non ci è possibile accedere.

In questo modo, taglieremo sul nascere la produzione di Film destinati rapidamente a vederci protagonisti di svariati sensi di colpa e vissuti di inadeguatezza.

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Diego Chiariello

Psicologo clinico e Psicoterapeuta, da anni metto al servizio della mia comunità e di quella virtuale, l'esperienza e la passione per la pratica psicologica del benessere della persona.

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