Come continuare ad avere sensi di colpa

Nella psicologia della salute esistono dei principi cardini del benessere emotivo. E nel corso della mia esperienza lavorativa mi sono ritrovato a far partecipe diverse persone dello stesso identico principio salutare, il quale era inizialmente accolto come una vera e propria scoperta (dell’acqua calda, ma poi..)
Questo principio è tanto semplice e scontato che proprio per questo passa sott’occhio e potremmo grossomodo enunciarlo così:
Non posso entrare nella testa degli altri”.
Come vedremo, il non rispettarlo equivale ad alimentare un circolo di sensi di colpa legati a determinati contesti, e ad anche un presunto senso di inadeguatezza.

Vediamolo assieme!

Quando dico che non si può entrare nella testa degli altri intendo semplicemente rimarcare un aspetto fondamentale che sostanzia il nostro rapporto con l’Altro.
Infatti, per quanto noi possiamo essere convinti di aver colto la verità celata dietro un comportamento, un atteggiamento o un vissuto che riguardi l’Altro, dobbiamo riconoscere che la nostra è una pura e semplice interpretazione, magari giusta, ma pur sempre un’ interpretazione.
Chiaramente, il grado di accuratezza delle nostre interpretazioni varia a seconda del contesto, della conoscenza della persona e di altre variabili in esame.

Ok direbbe qualcuno. E’ naturale!

“E’chiaro che non possiamo entrare nella testa degli altri però possiamo arrivare a capire a seconda della persona e della situazione quello che ci interessa sapere”.

Ad esempio,
“Oggi Marco tramite un SMS mi ha comunicato che questa sera non potremo vederci, a causa di un forte mal di testa. In realtà, un amico comune mi ha detto che nel pomeriggio ha litigato con la sua compagna. Per cui, magari non posso entrare nella sua testa, però ho ottime ragioni per dedurre che sia questo il reale motivo del suo “mal di testa”. E poi, se pure così non fosse, non è che ci perdo il sonno.

Perfetto!

Nell’esempio di Marco dobbiamo tener presente questi tre aspetti:
il primo è che Marco è un nostro caro amico, una persona che conosciamo molto bene. 
Il secondo aspetto da tenere presente è che si trattava della solita cena tra amici, e che quindi il motivo del suo improvviso ripensamento non ci scuote affatto: che il mal di testa sia o meno il reale motivo, non ci importa. 
E terzo, cosa davvero importante, non crediamo sia dipeso da noi.

Adesso, proviamo con un altro esempio, ma è bene sottolineare ancora una volta che è del tutto naturale cercare di comprendere le intenzioni altrui, anzi, è talmente umano che in realtà quando siamo assieme o in mezzo agli altri, noi non ci sforziamo nemmeno di farlo.
Vedo un genitore fare una carezza al figlio e subito penso che sia un bravo genitore, magari una brava persona e così via. Il tutto senza che nemmeno me lo chieda. Infatti diamo anche per scontato che quella persona sia uno dei due genitori mentre potrebbe benissimo essere uno zio o addirittura un estraneo. A seconda dei contesti, delle proprie esperienze e del proprio modo di essere, ciascuno di noi filtra la realtà secondo una propria prospettiva entro un certo senso comune.

A differenza dell’esempio di Marco, stavolta la persona e la situazione di prima non ci danno modo di essere così certi.

Abbiamo invitato Claudia che da poco conosciamo a prendere un caffè. Claudia accetta e ci ritroviamo come d’accordo al “Bar Mistero”. Qui cominciamo a conversare. Claudia è molto simpatica e con lei è davvero facile discorrere un pò su tutto. Ci divertiamo, trascorriamo un’oretta assieme davvero piacevole e crediamo che anche per lei sia lo stesso. Decidiamo infatti di risentirci per una cenetta di lì a poco. Quando salutiamo Claudia siamo contenti. Era da tanto che non avvertivamo questa sintonia con una persona.
Nei giorni successivi continuiamo a sentirci e a messaggiarci e le chiediamo quando sarebbe disponibile per quella cenetta. Ma Claudia ci dice che non vorrebbe complicare le cose. E’ contenta di averci conosciuto, ma non vuole che diventi una frequentazione che porti ad altro.
D’accordo, nulla di sconvolgente!
Claudia è una persona interessante ma in fondo non la conosciamo affatto. Magari è semplicemente estroversa e dolce di carattere, e non per un’intesa tra noi.
Ce lo diciamo, ma non ne siamo convinti!

Così cominciamo col passare in rassegna alcuni momenti significativi dell’incontro al bar, delle telefonate e dei messaggi. Tutto quello che secondo noi testimonierebbe l’iniziale intesa con Claudia e cosa possa averla irrimediabilmente guastata. Continuiamo così per un pò, ma niente. Proprio non riusciamo a capire cosa le abbia fatto cambiare idea. Così cominciamo a pensare che forse abbia frainteso quella nostra frase sulla “troppa emancipazione delle donne”. Oppure era meglio che la invitassimo subito senza aspettare tanto. In fondo, ce lo aveva detto che le piacciono gli uomini decisi. Forse quella felpa con su scritto “Libertà” era equivoca, o magari le battute non erano poi così divertenti.
Insomma, non riusciamo a trovare una spiegazione plausibile. Certo, potremmo chiedere direttamente a Claudia se qualcosa l’abbia infastidita, ma forse nemmeno lei ci saprebbe dire cosa a un certo punto le abbia fatto cambiare idea su di noi.

Per cui, cosa mai possiamo aver detto o fatto per farle cambiare idea?

In questo caso, a differenza dell’esempio di prima, non abbiamo il supporto della conoscenza della persona che ci consenta di fronteggiare i nostri dubbi. Ed inoltre, questa volta, siamo più interessati a comprendere cosa sia successo, in quanto ci sentiamo coinvolti. Gli indizi in fondo ci sono: ricordi, sms, tracce da cui recuperare “la verità” dei fatti. Eppure, tutto questo pensare non c’è di alcun aiuto.

Da questo nuovo esempio si evincono due cose:
la prima, è la nostra naturale tendenza investigativa ( chi più, chi meno) a ricostruire gli eventi, specie quelli che non si accordano con le nostre aspettative.
La seconda, la spirale autoriflessiva nella quale si può cadere se non si accetta il limite invalicabile di non poter entrare nella testa degli altri.

Insomma, va bene cercare di capire se con Claudia abbiamo frainteso fin dall’inizio o magari sia successo qualcos’altro, ma attenzione, il pericolo è dietro l’angolo. Se non si tiene presente che le nostre più attente indagini non ci consentiranno mai di avere la certezza di cosa passi veramente nella testa di Claudia, alla fine c’è il pericolo di diventare noi stessi il bersaglio delle nostre stesse ricerche.

Claudia non vuole più uscire?… IO avrò detto o fatto qualcosa che non va!

E più siamo avvezzi al rispecchiamento, maggiormente ci sentiremo gli artefici e i colpevoli dell’universo.

Ma cosa porta ad un certo punto a spostare l’attenzione su di Sè?

Se vi state chiedendo come mai ad un certo punto spostiamo l’attenzione su di Noi, la risposta va cercata nello stesso principio che abbiamo finora formulato.
Cioè, visto che non possiamo entrare nella testa degli altri (pur volendo), gira e rigira la ricerca si andrà a spostare su ciò che invece possiamo conoscere, ossia noi stessi, i nostri comportamenti, cosa abbiamo detto o non detto, fatto o non fatto…

E quanto più siamo portati a seguire questo procedimento, tanto più esso sfuggirà alla nostra consapevolezza.
Per cui, se nelle tante situazioni che ci interpellano siamo soliti leggervi una nostra responsabilità diretta, attenzione, c’è il forte rischio a personalizzare le relazioni con relativi sensi di colpa e senso di inadeguatezza.

In definitiva

Per tutti i maestri del giallo, esperti R.I.S. e casi irrisolti, si dia pure libero sfogo alla propria creatività, ma non dimentichiamo mai che le nostre sono soltanto ipotesi e libere interpretazioni.
Soprattutto, accettiamo ad indagini concluse di non pervenire per forza ad una verità.
Impariamo ad accogliere il dubbio, il limite di non comprendere cosa passa nella testa di una persona, perchè il rischio alla fine è che tutto ci si rivolti contro.

Inoltre, quando parlo di ricostruzione, non dobbiamo immaginare qualcosa che duri settimane. A volte il tutto avviene in pochi secondi ma il processo è esattamente lo stesso:
non so perchè sia successo questo, certamente dipende da me.

Per cui, nelle situazioni ambigue che non ci consentono di stabilire con esattezza il significato delle cose, concediamoci pure la libertà della messa in discussione, ma teniamo presente questo utile mantra: Non possiamo entrare nella testa degli altri!

Non possiamo sapere perchè Claudia non abbia accettato il nostro invito. Forse per questo, forse per quest’altro o forse per altro ancora. La verità la conosce Claudia.
Per quanto quindi sia più che naturale cercare di comprendere quello che resta enigmatico, specie se ci procura una quota di sofferenza, dobbiamo accettare che l’Altro è portatore di un mistero al quale molte volte non ci è possibile accedere.
In questo modo, taglieremo sul nascere la produzione di colossal destinati rapidamente a vederci protagonisti di svariati sensi di colpa e vissuti di inadeguatezza.

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Diego Chiariello

Psicologo clinico e Psicoterapeuta, da anni metto al servizio della mia comunità e di quella virtuale, l'esperienza e la passione per la pratica psicologica del benessere della persona.

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