Attraverso la psicoterapia breve per adulti, miro in primo luogo alla risoluzione dei sintomi nel minor tempo possibile, essendo la situazione sintomatologica fonte di sofferenza e di disagio (e questo anche quando non sono presenti sintomi manifesti, ma un vago senso di vuoto, solitudine, tristezza, rabbia, piuttosto che un senso indefinito di malessere difficile da esprimere a parole). 

Psicoterapia breve per adulti

IL benessere è la priorità

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La psicoterapia breve e gli accadimenti della vita

Ciascun evento che nella nostra vita produce sintomi o un certo disagio, può condurre a fare esperienza di certi vissuti e sensazioni.
Ad esempio, l’ansia e il panico così come il vuoto, la paura o altre emozioni che non si riescono a definire a parole, possono condurre ad:
una diminuzione del senso di stabilità
(una destabilizzazione, un senso di vertigini, sensazione di poca aderenza al suolo, un vuoto d’aria, cuore martellante…);
un senso di limitazione delle proprie possibilità (il sentire di non poter fare questo o quell’altro, di non poter agire in conformità alle proprie scelte e possibilità);
e/o una certa staticità della vita (come se il tempo fosse “sospeso”, in pausa, in un ciclo senza scorrimento).
Emozioni quindi come ansia, paura, tristezza, vuoto, possono generalmente produrre questi o altri vissuti e intaccare quella consueta  familiarità con la vita di tutti i giorni. In sostanza, la routine e la quotidianità assumono una nuova veste, in cui ci si avverte, in un modo o nell’altro, fragili e impotenti. 

Per cui, una corretta psicoterapia breve per adulti, deve in primo luogo rompere il meccanismo ripetitivo dei sintomi o del disagio e ridare motilità e familiarità alla propria esistenza.

In che modo una psicoterapia breve può venirci incontro?

Per far questo non è necessario, né auspicabile perdersi nei meandri dell’infanzia, ma partire dal periodo in cui il malessere è emerso in maniera eclatante, in cui si è fatto sentire con urgenza e insistenza. Solo dopo, si potrà approfondire la storia della propria vita, qualora lo si volesse o ce ne fosse necessità.
Una psicoterapia breve per adulti ha come obiettivo, quello di rimettere in movimento la propria vita nel minor tempo possibile, sgravata dalle limitazioni del disagio.
Lo scopo primario è fare chiarezza quanto prima su quello che al momento sfugge.

Per far questo, la psicoterapia breve deve essere capace di andare oltre ciò che al momento sfugge.

Una psicoterapia breve per adulti, per chiarire ciò che al momento sfugge, non deve tuttavia avere l’intento di aggiustare le “parti guaste” (quasi fossimo delle auto da riparare), ma esprimersi come un appagante momento di scoperta di sé; di rottura ed evasione dalle proprie prigioni.
Una buona psicoterapia breve, deve offrire contemporaneamente alla risoluzione e alla gestione dei sintomi (che procurano sofferenza e disagio), la certezza di appropriarsi dei propri vissuti.
Apprendere e conoscere i propri vissuti  nelle relazioni e nei contesti di vita, è essenziale affinché la terapia non si esaurisca in un’azione a breve raggio.
D’altronde, Chi siamo è qualcosa che noi intimamente già conosciamo (meglio di chiunque altro) ma allo stesso tempo, questa nostra consapevolezza, può in alcuni periodi e circostanze della vita sfuggirci o esserci preclusa.

Come è possibile questo paradosso?

Come possiamo conoscerci intimamente meglio di chiunque altro, ma allo stesso tempo non riuscire ad afferrare completamente le ragioni del nostro malessere?
Da dove nasce questa nostra difficoltà?

Eventi, separazioni, scelte e relazioni possono rappresentare “punti di svolta” nel percorso della nostra esistenza, momenti “spartiacque” tra un prima e un dopo che segnano un nuovo modo di sentirsi. Pensiamo ad esempio a quelle esperienze che nel corso della vita hanno avuto una tale incidenza da modificarci nel modo di pensare, sentirci ed emozionarci. Nel flusso continuo della nostra esistenza, simili esperienze possono avviarci verso un  nuovo modo di essere, e trascinarsi dietro una celata sofferenza che solo dopo in determinate circostanze si palesa prepotentemente.
Molti eventi, infatti, possono produrre un nuovo modo di avvertirsi che solo in un altro momento storico genera una sofferenza di cui si sono perse le tracce originarie.
Ognuno di noi incarna il personaggio della propria storia personale, che nel racconto della propria vita attraversa tappe, punti di svolta, scelte compiute o subite, e che ne modificano il corso.
Attenzione non parliamo di traumi a cui ricondurre il nostro malessere o disagio, ma di esperienze che nel flusso continuo della nostra esistenza sedimentano (depositano) tracce, esperienze, abitudini e ricordi che costituiscono la nostra identità personale.
E’ nel vivere e costante incontro con la vita, quindi, che prende forma il proprio originale modo di essere e sentirsi, il quale lungo l’arco dell’esistenza, nel confronto continuo con la vita determina la nostra storia e quindi la nostra vita stessa.
Le nostre esperienze e le nostre emozioni possono aprirci al mondo o chiuderci ad esso. Possono avere una forza propulsiva, come il desiderio e il benessere sperimentato in un dato periodo, o diventare una gabbia, come accade appunto quando si fa esperienza di ansia e panico.
La domanda allora diventa: se alcune esperienze e vissuti sono di un tale impatto sulla nostra vita da introdurre un nuovo e diverso modo di avvertirsi (ad esempio come quando l’ansia fa il suo ingresso), come è possibile che non cogliamo l’enorme significatività di tali esperienze, pur vivendole in prima persona?
E’ mai possibile che il malessere legato ad una certa esperienza si possa comprendere solo in seguito?
Perchè mai, alcune volte siamo completamente sintonizzati sugli stati d’animo in corso, mentre altre volte, come nell’ansia, nel panico e tanti altri vissuti emotivi, la nostra consapevolezza è cieca e in cerca di risposte?
Come vedremo più avanti, è questo il lavoro psicoterapeutico:
restituire il senso e con esso il benessere!

L’ansia di Giovanna  ( I nomi sono stati modificati)

Prendiamo ad esempio la storia di Giovanna. E’ risaputo che molto spesso l’ansia emerge (come crisi d’ansia o attacco di panico) in situazioni di per sé innocue, tanto che una persona non riesce a spiegarsene il senso. E’ questo il caso di Giovanna che non riesce a comprendere il senso della sua attuale sofferenza. Per quanto Giovanna si definisca come una persona da sempre ansiosa, l’intenso malessere insorge in maniera preponderante durante una banale discussione con Marco, il suo attuale compagno. Mentre discutono Giovanna improvvisamente avverte un giramento di testa, sente il cuore pulsare velocemente e avverte la sensazione che il pavimento possa cederle sotto i piedi, tanto da lasciarsi cadere sul divano.
E’ in quell’occasione che per la prima volta Ella si avverte fragile e impotente. Non riuscendo a comprendere l’accaduto, i due decidono di cenare a casa e rimandare l’invito degli amici di Marco. Da quel giorno le crisi diventeranno sempre più frequenti, così come le circostanze in cui si verificano gli episodi. Intanto il loro rapporto è in crisi, in quanto a dire del compagno, Giovanna è sempre distaccata, a volte irritata, annoiata e sfuggente (anche a letto). Per Marco, il malessere di Giovanna non è imputabile al suo malessere.

Quando Giovanna mi chiama per un consulto psicoterapeutico, non ha minimamente idea del perchè la sua ansia, da sempre gestibile, sia diventata improvvisamente tanto intensa.

La psicoterapia breve per adulti si focalizza quel tanto che occorre sul vecchio per la costruzione del nuovo

La psicoterapia breve consiste in una raffinata metodica basata sul ripercorrere assieme al paziente, le tracce degli eventi che generano il malessere attuale. Ciò non significa andare a ritroso fino ai meandri della propria infanzia, ma far fronte alla richiesta di chiarezza più urgente.
Questo non solo consente di approdare in tempi più brevi alla risoluzione della tematica di cui si fa richiesta, ma corrisponde alla corretta modalità di giungere ad una appurata conoscenza del proprio disagio. Ricercare le ragioni del disagio attuale in antichi traumi, o malfunzionamento mentale o cerebrale, significherebbe, non soltanto restare a tempo indefinito nello studio dello psicologo, ma fidarsi delle interpretazioni del proprio psicoterapeuta senza averne una reale cognizione di causa.

Giovanna e la sua psicoterapia breve.

Quando Giovanna comincia il suo racconto, ci soffermiamo fin dalle prime sedute sul rapporto con Marco, l’attuale compagno.
Come mai?
Per quanto Giovanna si reputi una persona “ansiosa da sempre”, è soltanto da qualche mese che Ella si sperimenta in una condizione di intensa ansia e fragilità. Per cui,  questa prima fase consiste nel mettere a fuoco il vissuto d’ansia e il come Ella si avverte nei vari contesti di vita: lavoro, relazioni, famiglia e la storia con Marco. Solo dopo aver compreso come e quando l’ansia si manifesta nei vari contesti di vita, ci sarà possibile rompere il meccanismo ripetitivo che costringe Giovanna a trincerarsi in una serie di limitazioni. Per cui, siamo entrati nel dettagliato del racconto della sua storia con Marco, alla ricerca di quel punto di svolta, di quello sparti-acque tra un prima e un dopo che ha mutato il sentire di Giovanna. Per quanto la storia con Marco, a dire di Giovanna, procede molto bene, in realtà è lei stessa a raccontarci delle continue lamentele del partner circa il suo cambio di atteggiamento, qualcosa che Marco le imputava ancor prima della crisi di ansia. Certo, il suo atteggiamento potrebbe essere legato alle difficoltà di ansia dell’ultimo periodo, ma è utile esplorare questa dimensione della sua vita. Giovanna mi racconta che la storia con Marco è cominciata da circa sette mesi dopo un forte periodo di turbamento e solitudine. L’arrivo di Marco ha rappresentato per lei una nuova speranza di serenità.

Cosa è successo?

E’ fondamentale conoscere il modo in cui Giovanna comincia la storia con Marco, ma non tanto dall’inizio, ma piuttosto dal prima. Solo così che potremo capire come Giovanna incontra Marco: con quali aspettative, progetti, in quale periodo della sua vita. E soprattutto, perchè Marco rappresenta una nuova speranza di serenità.
Giovanna mi racconta che la storia ebbe inizio sei mesi dopo la fine della relazione più importante della sua vita, una storia di cinque anni con Giuseppe, l’uomo con cui avrebbe voluto un progetto di vita assieme: matrimonio, casa, figli..il compagno per una vita.
L’obiettivo di una psicoterapia breve per adulti, in questo caso, è ripercorrere la storia di vita di Giovanna, e la trama di eventi che ha portato nel suo succedersi fino al momento in cui la sua ansia si è intensificata. E per farlo, non partiremo dalla storia con Marco, bensì da quella con Giuseppe, o meglio, da come si è conclusa la storia con Giuseppe.
E’ chiaro, comunque, che la discussione col compagno che porta alla crisi di ansia potrebbe essere solo accidentale, e che l’ansia possa derivare da problemi a lavoro, un evento in famiglia, amici o progetti in corso. In tal caso, il confronto acceso col compagno sarebbe solo la goccia finale di uno stato di ansia già elevato da rintracciare in un altro contesto.

Giovanna e Giuseppe

Quando la storia con Giuseppe termina, Giovanna ne esce devastata. La sua vita continua a scorrere tra lavoro e impegni, ma il dolore la segue come un’ombra. Dopotutto, Giuseppe era l’amore della sua vita.
Giovanna mi racconta che dopo quattro anni dall’inizio della loro relazione, decisero di andare a convivere. Tra alti e bassi la relazione sembrava sana, non avere crepe. Giovanna è serena, innamorata e spesso fantastica sul giorno del matrimonio. Non è un mistero che desideri diventare al più presto madre e moglie. Poi qualcosa di impercettibile la turba, Giuseppe a volte è distante, silenzioso e poco attento. Tutto normale, si dice, sarà il lavoro, ma una donna innamorata percepisce anche l’impercettibile e il minimo cambio d’atmosfera, e Giovanna da qualche mese si sente dentro una tempesta. Dapprima pochi segnali: un uscita di troppo, uno squillo notturno, l’irritarsi alle sue richieste di rassicurazioni; comincia ad insinuarsi un silenzioso e persistente sentore. Eppure, per quanto i segnali si intensificassero, Giovanna non sa leggerli, forse non vuole. Quando gli chiede di fissare una data del loro matrimonio, Giuseppe non parla, si arrabbia. Poi una mattina, “ti devo parlare”.
Giovanna trema. Si allontana e si avvicina, piange senza ascoltare. D’un tratto, ogni cosa diventa chiara ancor prima di ogni suono, frase o discorso…Giuseppe ha un’altra.
Alla fine della storia, seguono nel tempo momenti di tristezza composta, la palestra per ritrovare la forma, e nel tempo qualche incontro occasionale, giusto per uscire da quella solitudine, per sentire di avere ancora un corpo entro quel vuoto che la risucchia da tempo; E’ in questo contesto di solitudine che arriva Marco. Durante una cena con amici, Marco mostra tutto il suo interesse.
E Giovanna, che da tempo si sentiva preda delle ombre, ritrova una nuove luce.
Marco le ricorda molto il Giuseppe innamorato, quel Giuseppe attento a ricambiare ogni suo sguardo.
Finalmente sente di essere uscita dal tunnel e che la vita le torni a sorridere.
Dopo qualche mese decidono di andare a convivere.

In una psicoterapia breve, il rapporto tra professionista e cliente non è similare a quello tra maestro e allievo

Nel mio modo di procedere, come si vede, lo psicologo-psicoterapeuta non è il maestro dal quale discende la verità.
Al contrario, il vero conoscitore delle proprie tematiche è proprio la persona che ne ha fatto esperienza e che, quindi,  è l’unica in grado attraverso il racconto di narrare la trama degli eventi responsabile dell’ enigmatico modo di avvertirsi. Il compito dello psicoterapeuta mediante la propria competenza ed esperienza è quello di cooperare con il paziente per ricostruire la trama e chiarire la generazione del malessere attuale.
Per cui, non un rapporto allievo-insegnante, ma un “Patto”, in cui ognuno, nel proprio ruolo, si impegna nell’offrire all’altro gli strumenti per rendere il racconto, un momento di scoperta e chiarificazione.
Così, se lo psicoterapeuta è colui che con passione e sincero interesse si offre all’ascolto per chiarire la genesi e il senso del malessere, il paziente nel suo raccontarsi consente di chiarire proprio ciò che non riesce a vedere.
A questa fase di scoperta dei propri vissuti, segue la possibilità di poter progettare, nuovamente, il corso della propria esistenza.

L’esperienza di Giovanna, e l’ansia dell’ultimo periodo.

Per comprendere l’angoscia che Giovanna sperimenta negli ultimi due mesi, come abbiamo detto,  circoscriveremo il suo contesto di vita al periodo in cui si è manifestato l’intensificarsi dello stato di ansia attuale. Ma per far ciò, dobbiamo ricostuire la trama da cui ha presso avvio un diverso modo di avvertirsi. Giovanna, prima dell’incontro con Marco, vive un periodo di profondo turbamento.
Cosa è accaduto? E che posto trova questo turbamento all’interno della sua attuale condizione di vita?

Quando la storia con Giuseppe termina, Giovanna ne esce devastata. La sua vita continua a scorrere tra lavoro e impegni, ma il dolore la segue come un’ombra. Dopotutto, Giuseppe era l’amore della sua vita.
Giovanna mi racconta che dopo quattro anni dall’inizio della loro relazione, decisero di andare a convivere. Tra alti e bassi la relazione sembrava sana, non avere crepe. Giovanna è serena, innamorata e spesso fantastica sul giorno del matrimonio. Non è un mistero che desideri diventare al più presto madre e moglie. Poi qualcosa di impercettibile la turba, Giuseppe a volte è distante, silenzioso e poco attento. Tutto normale, si dice, sarà il lavoro, ma una donna innamorata percepisce anche l’impercettibile e il minimo cambio d’atmosfera, e Giovanna da qualche mese si sente dentro una tempesta. Dapprima pochi segnali: un uscita di troppo, uno squillo notturno, l’irritarsi alle sue richieste di rassicurazioni; comincia ad insinuarsi un silenzioso e persistente sentore. Eppure, per quanto i segnali si intensificassero, Giovanna non sa leggerli, forse non vuole. Quando gli chiede di fissare una data del loro matrimonio, Giuseppe non parla, si arrabbia. Poi una mattina, “ti devo parlare”.
Giovanna trema. Si allontana e si avvicina, piange senza ascoltare. D’un tratto, ogni cosa diventa chiara ancor prima di ogni suono, frase o discorso…Giuseppe ha un’altra.
Alla fine della storia, seguono nel tempo momenti di tristezza composta, la palestra per ritrovare la forma, e nel tempo qualche incontro occasionale, giusto per uscire da quella solitudine, per sentire di avere ancora un corpo entro quel vuoto che la risucchia da tempo; probabilmente, anche prima dell’incontro con Giuseppe, come avemmo modo di vedere.

In definitiva, una sana psicoterapia breve per adulti, mira alla riconquista del proprio “Poter”

Una corretta psicoterapia breve per adulti deve permettere assieme alla riduzione, gestione e/o eliminazione della sintomatologia (lì dove presente) di fare chiarezza anche su quelle che sono le reali esigenze personali e relazionali.
Questo movimento (che potremmo definire “scoprente”), mira mediante la psicoterapia breve ad una  ri-appropriazione della propria storia di vita e di quel “Poter” che è già proprio.
D certo non un potere magico o mistico, ma piuttosto pragmatico, intimo e incisivo. Il sentire nuovamente di “poter”, che si esprime nel
Poter fare questo o quello, scegliendo entro quelle possibilità che sentiamo fattibili. Il Poter essere, fondamentalmente, Chi sono davvero. Il Poter agire in questo o quel modo.
Il
Poter-mi sentire protagonista della mia quotidianità e autore dei miei progetti futuri.

Dott. Diego Chiariello, psicologo-psicoterapeuta