Attraverso la psicoterapia breve per adulti, miro in primo luogo alla risoluzione dei sintomi nel minor tempo possibile, essendo la situazione sintomatologica fonte di sofferenza e di disagio (e questo anche quando non sono presenti sintomi manifesti, ma un vago senso di vuoto, solitudine, tristezza, rabbia, piuttosto che un senso indefinito di malessere difficile da esprimere a parole). 

Psicoterapia breve per adulti

IL benessere è la priorità

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La psicoterapia breve e gli accadimenti della vita

Ciascun evento che nella nostra vita produce sintomi o un certo disagio, può condurre a fare esperienza di specifici vissuti e sensazioni.
Ad esempio, l’ansia e il panico così come il vuoto, la paura o altre emozioni che non si riescono a definire a parole, possono condurre ad:
una diminuzione del senso di stabilità (
destabilizzazione, un senso di vertigini, sensazione di poca aderenza al suolo, un vuoto d’aria, cuore martellante…);
un senso di limitazione delle proprie possibilità (il sentire di non poter agire in conformità alle proprie scelte e possibilità);
una certa staticità della vita (come se il tempo fosse “sospeso”, in pausa, in un ciclo senza scorrimento, un loop).
Emozioni quindi come ansia, paura, tristezza, vuoto, possono generalmente produrre questi o altri vissuti e intaccare quella consueta familiarità con la vita di tutti i giorni.
In sostanza, la routine e la quotidianità assumono una nuova veste e una diversa prospettiva.

Per cui, una corretta psicoterapia breve per adulti, deve in primo luogo rompere il meccanismo ripetitivo dei sintomi o del disagio e ridare motilità e familiarità alla propria esistenza.

In che modo una psicoterapia breve può venirci incontro?

Per far questo non è necessario, né auspicabile perdersi nei meandri dell’infanzia, ma partire dal periodo in cui il malessere è emerso in maniera eclatante, in cui si è fatto sentire con urgenza e insistenza. Solo dopo, si potrà approfondire la storia della propria vita, qualora lo si volesse o ce ne fosse necessità.
Una psicoterapia breve per adulti ha come obiettivo, quello di rimettere in movimento la propria vita nel minor tempo possibile, sgravata dalle limitazioni del disagio.
Lo scopo primario è fare chiarezza quanto prima su quello che al momento sfugge.

La psicoterapia breve per adulti non tenta di “riparare “.

Molte volte si ritiene che il disagio derivi da un certo cattivo funzionamento mentale o psichico, ma non è così. Ciò che procura il malessere, in realtà, è la mancata consapevolezza di quello che genera il disagio. In una psicoterapia breve per adulti, non c’è l’idea di un cattivo funzionamento della mente dovuto a “parti guaste” (quasi fossimo delle auto da riparare). Un percorso terapeutico, per cui, non deve essere una radiografia alla ricerca di ciò che non funziona, ma porsi come appagante momento di scoperta di sé; di rottura ed evasione dalle proprie prigioni. 

A cosa punta la psicoterapia breve?

Una psicoterapia breve per adulti, contemporaneamente alla risoluzione e alla gestione dei sintomi (che procurano sofferenza e disagio), deve offrire la certezza di appropriarsi dei propri vissuti.
Riconoscere i propri vissuti nelle relazioni e nei contesti di vita, è essenziale affinché la terapia non si esaurisca in un’azione a breve raggio.
D’altronde, Chi siamo è qualcosa che noi intimamente già conosciamo (meglio di chiunque altro) ma allo stesso tempo, questa nostra consapevolezza, può in alcuni periodi e circostanze della vita sfuggirci o esserci preclusa 

Come è possibile questo paradosso?

Come possiamo conoscerci intimamente meglio di chiunque altro, ma allo stesso tempo non riuscire ad afferrare completamente le ragioni del nostro malessere?
Da dove nasce questa nostra difficoltà?
Relazioni, separazioni, scelte compiute o subite possono rappresentare “punti di svolta” nel percorso della nostra esistenza. Diventano momenti “spartiacque” tra un prima e un dopo che segnano un nuovo modo di sentirsi. Nel flusso continuo della nostra esistenza, molte esperienze possono trascinarsi dietro una celata sofferenza che solo dopo in determinate circostanze si palesa prepotentemente.
Si tratta di esperienze che sedimentano (depositano) tracce, abitudini e ricordi che costituiscono la nostra identità personale.

E’ nell’atto del vivere che prende forma il nostro originale modo di essere

Nel confronto continuo con la vita, attimo per attimo, si determina il nostro modo di essere.
Le nostre esperienze e le nostre emozioni possono di volta in volta, aprirci o chiuderci. Possono avere una forza propulsiva, come il desiderio o la gioia sperimentate in un dato momento storico, o piuttosto diventare una gabbia, come quando si fa esperienza dell’ansia, del panico, del vuoto o anche di emozioni difficili a definire.
La domanda allora diventa:
Come mai nella maggior parte delle volte siamo più o meno consapevoli dei nostri stati d’animo in corso, mentre nell’ansia e altri vissuti emotivi, la nostra consapevolezza è cieca e in cerca di risposte?
Come vedremo dal racconto di Giovanna, è questo il lavoro di una psicoterapia breve per adulti: restituire il significato a quello che sfugge!

L’ansia di Giovanna  ( I nomi sono stati modificati)

E’ risaputo che molto spesso l’ansia emerge (come crisi d’ansia o attacco di panico) in situazioni di per sé innocue, al punto che una persona non riesce a spiegarsene il motivo. E’ questo il caso di Giovanna che non riesce a comprendere il senso della sua attuale sofferenza.
Giovanna si definisce come una persona “ansiosa da sempre”. Un vissuto quindi per lei familiare e a certi gradi gestibile. Poi, una sera durante una banale discussione con il suo attuale compagno (Marco), l’ansia per la prima volta insorge come un intenso malessere.

Il racconto iniziale di Giovanna e la sua nuova vita

Mentre Giovanna discute con Marco, improvvisamente, avverte un giramento di testa, il cuore pulsare velocemente e la sensazione che il pavimento possa non trattenerla. Così in preda a questo nuovo e incomprensibile sentimento di paura e pericolo si abbandona all’abbraccio del divano.
E’ in quell’occasione che per la prima volta Ella si avverte destabilizzata, ossia senza stabilità.
Da quel giorno le crisi diventeranno sempre più frequenti, così come le circostanze in cui si verificano gli episodi. Giovanna, con l’insorgere della nuova forma di ansia, riduce il suo spazio di azione e il perimetro di scelte e opportunità. Supermercati, autostrade, piazze e tante altre esperienze precedentemente vissute come familiari, “scontate”, ora sono di volta in volta eluse o accompagnate da un profondo malessere.
Intanto il rapporto con Marco entra in crisi, in quanto a dire del compagno, Giovanna è sempre annoiata e sfuggente (anche a letto).
Per Marco, l’atteggiamento di Giovanna non è imputabile al suo malessere attuale.

La psicoterapia breve per adulti si focalizza sul vecchio per la costruzione del nuovo.

In una psicoterapia breve per adulti l’obiettivo è di ripercorrere assieme al paziente le tracce degli eventi che generano il malessere attuale. Ciò non significa partire dai meandri della propria infanzia, ma far fronte alla richiesta di chiarezza più urgente.
Questo consente di approdare in tempi più brevi alla risoluzione della tematica di cui si fa richiesta. Inoltre, consente di pervenire ad una reale conoscenza del proprio disagio. Ricercare infatti le ragioni del disagio attuale in antichi traumi di cui non si ha memoria, implicherebbe il restare a tempo indefinito nello studio dello psicologo.
Come vedremo, in una psicoterapia breve per adulti, l’obiettivo è focalizzarsi su quel tanto che basta della propria storia passata, per connetterlo al presente e alla progettazione futura.
In questo consiste il reale cambiamento. 

 Un esempio di psicoterapia breve per adulti

Per quanto Giovanna si reputi una persona “ansiosa da sempre”, è soltanto da qualche mese che Ella si avverte in una condizione di intensa ansia e fragilità.
Quando Giovanna comincia il suo racconto, ci soffermiamo fin da subito sul rapporto con Marco, l’attuale compagno. Infatti, per quanto la storia con Marco, a dire di Giovanna, procede bene, in realtà è lei stessa a raccontarci delle continue lamentele del partner circa il suo cambio di atteggiamento. Certo, il suo comportamento potrebbe essere legato alle difficoltà di ansia dell’ultimo periodo, ma è utile esplorare questa dimensione della sua vita.
Giovanna mi racconta che la storia con Marco è cominciata da circa sette mesi dopo un forte periodo di turbamento e solitudine.

Cosa era successo? A cosa era riconducibile il suo precedente stato d’animo?

E’ fondamentale conoscere il modo in cui Giovanna comincia la sua nuova storia, e soprattutto come incontra Marco nel suo stato di solitudine.
Per cui, a cosa era dovuto quel vissuto di solitudine prima del loro incontro? 
Giovanna mi racconta che la storia con Marco cominciò sette mesi dopo la fine di una importante relazione di cinque anni con Giuseppe, l’uomo con cui progettava una vita assieme: matrimonio, casa, figli. Insomma, il compagno per una vita.
L’obiettivo di una psicoterapia breve per adulti, in questo caso, è quello di ripercorrere la storia di vita di Giovanna e la trama di eventi a cui ricondurre l’intensificarsi della sua ansia. E per farlo, non siamo partiti dalla storia con Marco, bensì dalla fine della storia con Giuseppe (il suo ex).
In definitiva, ci siamo focalizzati sul periodo tra la fine di una storia e l’inizio dell’altra.

La fine della storia con Giuseppe 

In questa fase di ricostruzione, come è naturale che sia, il racconto diventa lacunoso.
Ciascuno di noi nel narrare certi eventi della propria storia, tende ad omettere parti importanti del racconto. E questo soprattutto se gli stati emotivi legati a quella esperienza non hanno trovato uno spazio idoneo per essere tematizzati (elaborati).
Il lavoro di una psicoterapia breve per adulti, consiste proprio nell’appropriamento di quei vissuti non tematizzati.

Giovanna mi racconta che dopo un iniziale periodo di turbamento per la fine della storia con Giuseppe, col tempo aveva ripreso la sua solita vita.

Eppure, sulla scorta di un domandare coinvolto ed empatico, emergono una serie di vissuti da tempo sottaciuti. E il racconto acquista nuovi elementi.
La verità è che al termine della storia con Giuseppe, Giovanna ne esce devastata.

L’ombra di Giuseppe

Mentre la sua vita continuava a scorrere tra lavoro e impegni, il dolore per l’ex compagno la seguiva come un’ombra. Dopotutto, era l’amore della sua vita.
Giovanna mi racconta che i due decisero di iniziare una convivenza, all’inizio del quinto anno della loro relazione. Affittarono un piccolo appartamento grazioso e con mobilio a buon mercato. Giovanna era entusiasta di poter finalmente condividere una dimensione di maggiore intimità. Svegliarsi con Giuseppe accanto e raccontarsi la giornata, era quello che desiderava da tempo.
Così, seppur tra alti e bassi, si sentiva serena.

Poi però, qualcosa di impercettibile la turba. 

Giuseppe era stranamente distante, silenzioso e poco attento.
“Tutto normale”, le diceva, “è il lavoro“.

Ma una donna innamorata percepisce anche l’impercettibile, il minimo cambio d’atmosfera, e Giovanna già da un pò avvertiva l’incombere di un cambio funesto.
Lentamente, comincia ad insinuarsi un silenzioso ma persistente sentore.
Dapprima pochi segnali: un’uscita di troppo, uno squillo a vuoto, l’irritarsi alle sue richieste di rassicurazioni.
Quando Giovanna durante la cena gli chiede se andasse tutto bene, Giuseppe annuisce senza convinzione. Giovanna riavverte quell’insondabile sensazione di turbamento, cerca di derubricarla a suggestione, di reprimere l’allarme.
Poi, qualche mattina dopo, arriva quel fatidico “ti devo parlare“;
così annunciato eppure così inaspettato.

Giovanna è in ansia.

Quel tono perentorio le riverbera ancora dentro le ossa.
In quel momento la stanza e ogni cosa scompaiono dietro lo sguardo di Giuseppe. Tutto si restringe ai suoi soli occhi in cerca di un’espressione rassicurante.
Ricorda che il tempo impazzisce: rapido e immobile contemporaneamente.
Ora capisco cos’è un attimo infinito“.
Ma poi, inavvertitamente, comincia a piangere. Senza ascoltare nulla, come chi avendo già ascoltato se stessi non necessita d’altro.
Tutto le era fin troppo chiaro ancor prima di qualunque suono, frase o discorso. Non riusciva più a zittirsi, a divincolarsi da sè, e i segnali precedentemente sparpagliati e confusi, erano adesso liberi di ordinarsi come tanti indizi di una trama scontata.
Nessun mistero, quindi, soltanto la sua stessa incredulità su come fosse riuscita per tutto quel tempo a mantenere nell’ombra le tessere di un un mosaico così evidente.
Giuseppe hai un’altra!”, gli dice certa, seppur con la speranza di essersi sbagliata.
Lui piange con gli occhi abbassati, lei invece è più arrabbiata con se stessa.
Dopo la fine della storia, seguono momenti di tristezza composta e la palestra per ritrovare la forma e i vecchi rapporti. Poi qualche breve incontro occasionale tra le lenzuola; appena per uscire dalla consueta solitudine; giusto per sentire di avere ancora un corpo vivo entro quel vuoto che la risucchia.

L’incontro con Marco e la nuova speranza

Ed è in questo momento storico della sua vita che arriva Marco, durante una cena con amici di entrambi. Marco mostra da subito tutto il suo interesse verso Giovanna.
E’ gentile, simpatico, e carico di vita. Dopo la cena, si incontreranno più volte e qualcosa lì dal fondo sembra riemergere. Comincia un’assidua frequentazione che culmina in una relazione.
E così Giovanna intravede una nuova speranza.

Marco le ricorda molto il Giuseppe innamorato, quel suo essere pronto a ricambiare ogni suo sguardo. Si sente coinvolta, presa, un’ emozione che credeva spenta per sempre.
Finalmente sente di essere fuori da quell’ombra che oscura ogni dove e adombra ogni attimo. Il tempo riprende a scorrere, e i giorni si distinguono uno dall’altro. Il sorriso forzato che non culminava in una grassa risata, riacquista la sua piacevole leggiadria, la sua autentica esplosione involontaria.
E per questo, appena dopo qualche mese dall’inizio della loro frequentazione, Giovanna accetta di convivere con Marco.

In una psicoterapia breve, il rapporto tra professionista e cliente è diverso da quello tra maestro e allievo

Nel mio modo di procedere, come si vede, lo psicologo-psicoterapeuta non è il maestro dal quale discende la verità. Infatti, non c’è nessun altro al di fuori di sè, in grado di narrare la propria storia. Il compito dello psicoterapeuta invece, mediante la propria competenza, è di cooperare empaticamente per ricostruire la trama originaria ed enigmatica da cui si è generato il malessere attuale. Attraverso il suo domandare egli consente di ricostruire la trama degli eventi responsabile dei sintomi o di un disagio che non si riesce a definire a parole. E  il tutto avviene in un clima di fiducia e rassicurazione che consente una rinnovata leggerezza

Il senso dell’ansia di Giovanna e il significato che le sfugge!

Ripercorrendo la trama della storia di Giovanna, possiamo immediatamente cogliere un fatto fondamentale. Giovanna fino a sette mesi prima dell’incontro con Marco, era pronta a passare la sua vita con Giuseppe. Non lo diciamo noi, non lo interpretiamo dalle sue parole, è lei stessa a raccontarcelo.
In seguito alla rottura, Giovanna attraversa un lungo periodo di solitudine in cui sperimenta un vissuto straziante: il vuoto.

Il primo “punto di svolta” nella storia di Giovanna.

La fine della relazione con Giuseppe stravolge il suo modo di avvertirsi. Ne esce segnata.
Dei sogni d’un tempo, dei progetti, delle fantasie ad occhi aperti, non resta che un’ombra. Tutto si eclissa.
E’ questo il primo “punto di svolta” nel racconto della storia di Giovanna. Uno sparti-acque tra un prima e un dopo nella sua vita che apre una profonda frattura. Eppure per quanto doloroso, questo vissuto emozionale non è tematizzato, non è riconosciuto come tale. Giovanna cerca di farvi fronte attraverso la ripresa abituale della sua vita, ma la sua esistenza è attraversata da continui momenti di vuoto a cui risponde con manovre tese a gestirlo: la palestra, brevi relazioni occasionali, infine Marco.
Giovanna incontra Marco entro quel vuoto che ancora non riconosce come tale, per quanto sia vissuto in prima persona. Lo evade, lo allontana, lo anestetizza, lo colma, ma non se ne appropria come tale.
E per questo continua a trascinarselo come un vuoto senza volto, come un’ombra.

 Il vuoto di Giovanna.

Ora che Giovanna nel corso della terapia riesce a distinguere i vissuti di vuoto che si presentano durante la giornata, l’ansia, che su di esso si erige, rientra ai livelli precedenti. Inoltre, maggiormente consapevole del suo vuoto esistenziale, Ella può ripercorrere (ricordare) quel sentire originario che era andato ad intensificare il suo livello d’ansia.

Giovanna mi racconta che un pomeriggio mentre era alle presa con le solite faccende domestiche, improvvisamente le riaffiora il ricordo di Giuseppe.
Non uno di quei vaghi ricordi passati, ma la sensazione di loro due al presente. 

Nei giorni a seguire si era poi sentita più ansiosa del solito, pur non comprendendone la ragione.

E’ da quel momento in poi che un’ansia già diversa dal consueto cominciava a farsi avvertire. Per cui, anche se non siamo ancora giunti alla sera del profondo malessere avvertito durante la discussione con Marco, Giovanna sente che era già in atto un intensificarsi dell’ansia.
Tutto questo Giovanna all’epoca non lo vedeva, non lo riconosceva come tale, pur vivendolo in prima persona.

Come mai? perchè non riconosce il vissuto emozionale legato alla presenza viva di Giuseppe (ricordo)?

Ciò accade in quanto un tale vissuto non può essere integrato nella sua attuale posizione di vita (cioè la storia con Marco). Infatti, questo suo sentire potrebbe significare che è ancora legata a Giuseppe, che forse lo ama ancora e non lo ha dimenticato, e che quindi la storia con Marco potrebbe terminare. La stessa storia che le ha fatto sentire di rinascere e la cui fine potrebbe ricondurla a quei giorni spenti e senza tempo.
E’ per questo che non può appropriarsi di quel vissuto di vuoto e accoglierlo per quello che è realmente.
Così, ogni volta che Giovanna (senza rendersene conto) si sente triste, vuota, arrabbiata o scossa per la “presenza viva di Giuseppe”, si avverte in un maniera che non riesce a comprendere e quindi si allarma e sperimenta una forte ansia. Avverte cioè una serie di sensazioni fisiche che non essendo riconosciute nella loro origine, vengono riferite allo stato del corpo, segnali originati da un corpo malato.
Il cuore accelerato o il senso di vertigini non sono ricondotte a quelle emozioni. E per tanto, prive del loro ancoraggio (sganciate), quelle emozioni diventano mute, lasciando Giovanna in balia di sensazioni che sembrano senza senso.

Le sensazioni allarmanti disancorate (sganciate) dal sentire emotivo per Giuseppe.

Per comprendere meglio, immaginiamo di fare jogging e di avvertire contemporaneamente il cuore che batte più velocemente. In questo caso generalmente non ci si allarma, in quanto quel segnale corporeo (il battito cardiaco) è ricondotto alla corsa, alla sua causa originaria.
Non abbiamo nemmeno bisogno di ragionarci. E’ un sentire immediato che non allarma.
Immaginiamo ora (per assurdo) di aver corso allo stesso modo con il cuore che batte velocemente ma senza avere memoria della corsa. In questo caso, ciò che resterebbe sarebbe solo un cuore che batte improvvisamente senza un motivo. Una situazione che allarma!
Va precisato, tuttavia, che in molti potrebbero comunque avvertire un forte livello di ansia pur riconoscendo la causa dell’aumento del battito cardiaco. In questo caso pur sapendo che il cuore batte più veloce per il fatto di aver corso, ciononostante si avverte una più o meno forte ansia.

Facciamo ancora un esempio.

Se ci arrabbiamo durante una discussione e il cuore batte più velocemente, anche in quel caso sarebbero in molti a non provare ansia, in quanto ne riconoscono il senso e la causa.
Non ci dobbiamo pensare, è sempre un fatto immediato.
Se invece durante una discussione ci attraversasse un senso di rabbia o di paura che non può essere riconosciuto come vissuto emotivo in corso, ciò che resterebbe è un cuore accelerato, sganciato dalla sua fonte emotiva. E per tanto, un cuore che allarma.
Un cuore che sembra improvvisamente accelerare senza motivazione.

La domanda che resta è: come è possibile avvertire uno stato emotivo e non riconoscerne l’origine, la causa?

A chi non è mai capitato almeno una volta di sentirsi arrabbiato, triste, o in un altro modo, senza averne ben chiaro il motivo. Come quando diciamo “Mi sento nervoso ma non so perchè”.
In questo caso, lo stato emotivo è riconosciuto ( l’irritazione) ma non il senso.
Cioè, ci sentiamo irritati pur senza comprenderne chiaramente il motivo. Molte volte poi, il senso, il significato, ci arriva dopo. Ad esempio comprendiamo o riconosciamo di essere irritati per le parole che una persona cara ci ha rivolto la settimana scorsa. Quindi, mentre prima riconoscevamo soltanto lo stato emotivo (l’irritazione) ora ne comprendiamo anche il senso (le parole riferite la settimana scorsa). Magari non riuscivamo ad ammettere a noi stessi di essere irritati, perchè quelle parole sono state pronunciate da una persona cara (un amico/a, un genitore, il partner) e ci hanno particolarmente feriti. In questo caso, l’irritazione, non poteva accogliere il senso, perchè questo implicava l’ammettere di essere stati feriti per le parole ricevute. E magari di essere non solo irritati, ma anche arrabbiati, perchè quello che è stato detto ci è sembrato ingiusto e irrispettoso.
Comunque sia, lo stato emotivo era riconosciuto, pur non afferrandone immediatamente il senso, la motivazione.

Le nostre emozioni e stati emotivi.

Da questi semplici esempi si può comprendere come uno stato emotivo può essere sentito senza riconoscerne comunque la causa, l’origine.
Altre volte, uno stato emotivo può essere avvertito ma confuso o “rimpiazzato”.
Ad esempio, quando una persona alla fine di una relazione, dice di sentirsi libera e serena, ma in fondo è magari molto triste e amareggiata.
In questo caso, il rimpiazzare, non sta ad indicare che possiamo modificare il nostro autentico stato emotivo con uno più congeniale.
Possiamo raccontarci (inconsapevolmente) di sentirci in un modo diverso, come nell’esempio qui sopra. E allo stesso modo, potremmo non riuscire ad afferrarlo e confonderlo con un altro.
Ma è impossibile sfuggire ad un’emozione che ci appartiene.
Le emozioni non sono pensieri, ragionamenti, ma il modo di sentirci con noi stessi, il mondo e gli altri.
Ad esempio potremmo scegliere deliberatamente di non intraprendere una storia con una persona pur sapendo di provare qualcosa (perchè è l’ex di un  amico/a), o magari raccontarci di non provare alcun sentimento nei suoi riguardi. Ma il sentimento non possiamo estinguerlo a nostro piacimento.
Non abbiamo il pulsante per spegnere, nè tanto meno quello per accendere.
Ad esempio non possiamo scegliere di innamorarci di una persona. Possiamo desiderare che sia così, sperare che col tempo avvenga, o anche confonderci che già lo sia, ma solo quello che al momento sentiamo è quello che è. 

Vediamo cosa succede nel caso di Giovanna

Allo stesso modo, uno stato emotivo come il senso di vuoto, può essere avvertito ma non riconosciuto come tale. In questo caso, non solo non riconosciamo l’origine, la motivazione, ma nemmeno lo stato emotivo in sè.
E quando un vissuto emotivo particolarmente forte è sganciato da ciò che l’origina, allora ciò che avvertiamo sono solo le sensazioni fisiologiche ad esso associato. Nel caso di Giovanna, al suo avvertire un senso di vuoto, pur senza riconoscerlo, corrisponde un senso di vertigini, un cuore martellante e un senso di destabilizzazione. Un vissuto di pericolo e di allarme!

Viene da chiedersi come mai Giovanna sperimenta i sintomi nella relazione con Marco ?

Perchè i sintomi d’ansia intensa compaiono solo in seguito, e non alla fine della storia con Giuseppe?
A cosa è dovuto questo fenomeno? Forse per il trauma?
Non proprio!
La risposta risiede proprio nell’incontro con Marco, che mobilita sia nuove speranze che il timore di ritornare a sentirsi sola e vuota. Un timore avvertito da quando Giuseppe ( pur senza riconoscerlo) rientra a far parte dei vissuti di Giovanna. O meglio, da quando la storia con Marco non è più così eccitante da trainarla fuori dal vuoto per Giuseppe.
In pratica, dato che all”inizio della nuova relazione Giovanna è molto presa, Ella può gestire il senso di vuoto. Ma appena la relazione entra in una fase di stabilità, il vuoto torna a riemergere e con esso il timore anticipatorio di andare incontro ad un nuovo possibile periodo di solitudine.
Chiaramente Giovanna non si accorge di tutto questo e per tanto diventa preda del suo cuore e della sua ansia.
In definitiva, la possibile perdita di Marco per via del sentire nei confronti di Giuseppe, allarma Giovanna, è pericoloso, perchè potrebbe far terminare la storia con Marco e rifarle sperimentare un periodo di solitudine e di vuoto di cui ella ha già fatto esperienza.
Ed è proprio il fatto di averne già fatto esperienza che rende la possibile fine della storia con Marco tanto pericolosa per la sua stabilità personale.
E’ come se Giovanna già intravedesse ( pur senza accorgersene) il dolore e la solitudine dietro la fine della storia con Marco.
Tutto questo, non proviene da nostre interpretazioni, ma dal racconto di Giovanna.

“Il secondo punto di svolta”. Ritorniamo al punto di inizio e ci avviamo alla conclusione.

In questo breve percorso terapeutico, l’intento è stato quindi quello di permettere a Giovanna di riconoscere il suo senso di vuoto. E’ da esso che si generava il suo nuovo e diverso modo di sentirsi in ansia. Ripercorrendo l’origine di quel senso di vuoto, Giovanna è potuta così risalire al secondo “punto di svolta” del suo racconto di vita.
Ossia, al momento in cui l’ansia era diventata così forte da impedirle di vivere la sua quotidianità.
Come mai durante la discussione con Marco si sente per la prima volta destabilizzata?

Giovanna ricorda che una domenica mattina mentre Marco è fuori a correre, lei vaga per i social: non ne può fare a meno quando è sola, perchè senza si sentirebbe persa (Vuota!)
E’ su Facebook, quando la mano autonomamente va in cerca di Giuseppe, qualcosa che non accadeva più dall’inizio della storia con Marco.

Appena la pagina compare è uno schiaffo in pieno viso.
In primo piano c’è Giuseppe che abbraccia la nuova compagna.
“Chissà, forse sono innamorati”, pensa per un attimo
.

La sera, mentre discute con Marco che le fa notare di non essere ancora pronta, Giovanna si appoggia al divano in preda ad un sentimento di paura e pericolo. Un’ansia mai avvertita prima aveva fatto il suo ingresso.

Ed è soltanto adesso che Giovanna può rileggere la sua storia con Marco.

Il loro incontro, come ella stessa ci racconta, ha il significato di una nuova speranza.
In questo caso però, ciò che le era sfuggito, ma di cui è poi diventata consapevole, è il posto che aveva assegnato a Marco nella sua vita.
Il ruolo che Marco doveva occupare per gestire quel vuoto che si trascina dalla storia con Giuseppe (e probabilmente da ancor prima)
Infatti, anche se nei primi mesi di convivenza Giovanna si sente rinata, appena la relazione entra in una dimensione di quotidianità, contemporaneamente Marco le appare noioso e irritante.
Al calare della fase eccitante di scoperta che trainava Giovanna fuori dal vuoto, il vissuto emotivo  riemerge. Senza comunque essere tematizzato, ossia riconosciuto come tale.
Non essendosene appropriata, Giovanna è nervosa e si arrabbia con Marco. Il compagno le fa notare il cambiamento nei propri riguardi, ma Giovanna lo accusa di essere infantile, di non avere ambizioni e un progetto di vita assieme.
Per cui, mentre Marco stava vivendo una convivenza di cinque mesi e il suo naturale sviluppo, Giovanna viveva ancora
dentro il precedente progetto di vita. Quel progetto irrealizzato che gli eventi avevano stroncato.
E’ soltanto con questa rinnovata consapevolezza che Giovanna può guardare alla sua storia con Marco, senza più ombre e progetti preconfezionati.
E come Ella stessa sottolineò:

Solo adesso sto scoprendo Marco per Colui che è. Sta cominciando una nuova storia.

La fine della psicoterapia breve di Giovanna (e il nuovo inizio)

Con questa nuova acquisizione Giovanna entra sempre di più in confidenza con il suo vuoto, e ogni volta che lo sperimenta, lo riconosce, così che quella forte ansia rientra. Riconoscerlo non significa eliminarlo, dato che nessuna emozione sentita può essere eliminata, ma permette di accoglierlo e viverlo per quello che è. Potendo ora infatti sentire quel vuoto che la fine della storia con Giuseppe aveva accentuato, il dolore è sentito e compreso come tale. E per tanto, non rappresenta più un’emozione che la assale allarmandola. Giovanna nel corso della terapia mette a fuoco il suo modo di essere nei contesti, ed anche il carattere di quel suo essere “ansiosa da sempre”. Mettiamo a fuoco quei tratti di cui non si era mai occupata, come il suo essere “filmica” dinanzi ai cambiamenti, cosa che la porta ad anticiparsi scenari allarmanti e ad aumentare l’ansia.
In tal modo riesce a conoscersi ancora più in profondità, e a gestire ancor meglio quell’ansia che la accompagna da una vita. Decide di parlare con Marco circa il dolore per la fine della sua precedente relazione, e di condividere la rabbia e la tristezza per essere stata tradita.


Fuori dall’ombra dell’ex

Giovanna può, altresì, ricontestualizzare (rileggere) la stessa storia con Giuseppe. I sensi di colpa per non essere stata attenta ai segnali e non aver capito cosa stava succedendo, trovano il significato atteso. Giovanna comprende il ruolo che lo stesso Giuseppe in qualche modo aveva avuto nel gestire quel senso di vuoto già presente. Si rende conto, quindi, della funzione strategica che l’Altro stava ricoprendo nella sua vita per gestire il vuoto. E’ per questo che non tende a vedere ciò che le è già chiaro, ossia il tradimento in corso di Giuseppe.
Questa nuova consapevolezza le consente di fare un passo avanti rispetto a quell’ombra che aleggiava sulla sua esistenza e che le stava tracciando un destino.

Attraverso questa nuova acquisizione, l’Altro non è più cercato come un bisogno per gestire il suo vuoto, ma come una Scelta, una Possibilità. Ora Giovanna sente che la vita è una sua responsabilità, e che spetta a lei prendersene cura. Ciò non vuol dire escludere l’Altro dalla propria vita, tutt’altro, significa sceglierlo per davvero e non per la sua funzione di mero sostegno.
Insomma, adesso Giovanna riesce autonomamente a ricontestualizzare (rivedere) gli avvenimenti più significativi della sua storia personale e ridare nuovo senso alla trama dei fatti della sua esistenza.
In questo consiste il reale cambiamento:

ripercorrere i passaggi passati più significativi, per connetterli al presente in corso e al futuro progettato.
Il vero cambiamento deve poter abbracciare le tre dimensioni temporali in un’unica trama, quella della propria storia di vita.

In definitiva, una sana psicoterapia breve per adulti, mira alla riconquista delle proprie possibilità.

Una corretta psicoterapia breve per adulti deve permettere assieme alla riduzione, gestione e/o eliminazione della sintomatologia (lì dove presente) di fare chiarezza anche su quelle che sono le reali esigenze personali e relazionali.
Questo movimento (che potremmo definire “scoprente”), mira mediante la psicoterapia breve ad una  ri-appropriazione della propria storia di vita, delle proprie esigenze e delle possibilità più proprie. Ciò significa riacquistare il proprio “Poter”:
il Poter fare questo o quello, sentendo di scegliere entro quelle possibilità che sento più mie.
Il Poter agire in questo o quel modo, in conformità alle mie scelte e opportunità.
Il Poter-mi sentire protagonista della mia quotidianità e autore dei miei progetti futuri.
Il Poter essere Chi sono davvero, nelle relazioni e nei contesti di vita.
Non un potere magico o mistico, ma piuttosto pragmatico, intimo e già proprio.

Dott. Diego Chiariello, psicologo-psicoterapeuta