Psicoterapia breve per adulti

psicologia-adulti-300x184 Psicoterapia breve per adulti

Il mio approccio terapeutico mira in primo luogo alla risoluzione dei sintomi nel minor tempo possibile, essendo la situazione sintomatologica, fonte di sofferenza e di disagio (e questo anche quando non sono presenti sintomi eclatanti ma solo un vago senso indefinito di vuoto, solitudine, tristezza, rabbia..).

Ciascuna accadimento sintomatologico, pur nella sua diversità, produce generalmente condizioni come:
una diminuzione del senso di stabilità personale (una sorta di autoestraniamento);
un senso di limitazione delle proprie possibilità (il sentire di non poter fare questo o quell’altro);
e una certa staticità della vita (come se il tempo scorresse senza un senso distinto).

Per cui, innanzitutto, bisogna rompere il meccanismo ripetitivo dei sintomi e ridare motilità alla propria esistenza.

In che modo?

Per far questo non è necessario, né auspicabile perdersi nei meandri dell’infanzia ma partire dal periodo in cui il malessere è emerso in maniera eclatante, in cui si è fatto sentire con urgenza e insistenza. Solo dopo, si potrà approfondire la storia della propria vita, qualora lo si volesse e/o ce ne fosse necessità.

Detto questo, d’altronde, la psicoterapia non può e non deve essere intesa come una sorta di aggiustamento o revisione delle “parti guaste” (quasi fosse il tagliando dell’auto), ma esprimersi come un appagante momento di riscoperta di sé, di rottura ed evasione dalle proprie prigioni.

La psicoterapia non deve porsi come “riparazione” di ciò che non “funziona”.

Una buona psicoterapia, deve offrire contemporanea-mente alla risoluzione e alla gestione dei sintomi (che procurano sofferenza e disagio), la certezza di riappropriarsi dei propri vissuti, dando voce alle domande che più ci attanagliano:

“Chi sono io?” Cosa desidero?

Apprendere e conoscere i propri modi di essere (schemi) nelle relazioni e nei contesti di vita, è essenziale affinché la terapia non si esaurisca in un’azione a breve raggio.

D’altronde, Chi noi siamo è qualcosa che intimamente già conosciamo (meglio di chiunque altro) ma allo stesso tempo, questo nostro sapere, questa nostra conoscenza di Sè, può in alcuni periodi e circostanze della vita, sfuggirci, esserci preclusa:
un po’come avvertire continuamente il senso di chi noi siamo, sentendo però di non riuscire ad afferrarlo ed esprimerlo.

Come è possibile questo paradosso?

Come possiamo conoscerci intimamente e allo stesso tempo sentire di non riuscire ad afferrarci completamente, o sentirci quasi estranei in alcuni periodi della nostra vita?

Indaffarati, persi, distratti e assorbiti dalla nostra quotidianità e dalle vite degli altri, spesso, è la nostra consapevolezza che smarriamo e con essa la capacità di sentirci autori della nostra esistenza.
Eventi, relazioni, separazioni e vicissitudini possono rappresentare “punti di svolta” nel percorso della nostra esistenza, facendo emergere una sintomatologia le cui ragioni e motivazioni restano ancorate a quegli eventi di cui si sono perse le tracce originarie e di cui non si ha memoria o cognizione.
Molti eventi, infatti, pur nella loro significatività, producono un senso di malessere che riemerge solo dopo, in un certo contesto.
E’ per questo che una persona, pur conoscendo a volte il giorno e la circostanza in cui il sintomo (ad esempio il primo attacco di panico) è emerso per la prima volta, non riesce a spiegarsene il senso; o al massimo riesce a fornirsi delle motivazioni che però non mutano minimamente l’esperienza di vita in corso.

Questo accade perchè il senso dell’esperienza va ricercato altrove.

Certamente non in una ipotetica realtà inconscia, e nemmeno nel funzionamento del nostro cervello ma unicamente nei fatti della propria vita, quei fatti che in un dato momento hanno mutato il corso della propria storia, rimodellando il flusso familiare della propria quotidianità.
Quei fatti, il cui senso esistenziale resta celato proprio a chi ne è protagonista, nonostante ne sia il protagonista. 

Per tanto,

una corretta psicoterapia deve permettere assieme alla riduzione, gestione e/o eliminazione della sintomatologia di fare anche chiarezza su quelle che sono le reali esigenze personali e relazionali.
Questo movimento (scoprente) che attraverso la psicoterapia mira ad un rinnovamento di Sè, deve condurre alla riappropriazione di un “Poter”, quel potere (che è già) proprio ma che è andato smarrito, un potere per nulla magico ma intimo, pragmatico e incisivo:
il Poter fare.., il Poter essere.., il Poter agire.., il Poter-si sentire autenticamente nella propria quotidianità e in vista dei propri progetti futuri.

Dott. Diego Chiariello, psicologo-psicoterapeuta