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Quali sono le differenze tra lo psicoterapeuta e i motivatori?

Quali sono le differenze tra lo psicologo-psicoterapeuta e i cosiddetti “motivatori”?
Di cosa si occupa esattamente la psicoterapia e quando è davvero utile avvalersene? 

Queste sono le domande che mi sono state recentemente poste, solitamente la più gettonata è: “mi spiega il significato di questo sogno?” ^-^

psicologi-o-motivatori-300x120 Quali sono le differenze tra lo psicoterapeuta e i motivatori?

 

 

 

 

 

Ormai sono tantissimi i post che riportano informazioni sul quando sia utile rivolgersi allo psicologo-psicoterapeuta, e sul come esso possa essere d’aiuto. Certamente un po’ tutti forniscono utili rassicurazioni sul suo ruolo e sul come si svolge una psicoterapia (ognuno secondo il proprio metodo), ma, a mio avviso, queste informazioni fanno passare due messaggi impropri:
il primo, è l’idea che lo psicologo si occupi “esclusivamente” di problematiche legate alla psiche/mente,
il secondo, è che la cura consista nel recuperare, o meglio,”riaggiustare” quello che non funzionerebbe (come fare il tagliando dell’auto).

Potrebbe sembrare un’idea ovvia e innocua quella che lo psicologo si occupi esclusivamente di problematiche inerenti il mentale ma oltre a non essere innocua, essa è anche poco veritiera.

Perchè, a mio avviso, questa presunta “verità” non rispecchia la realtà ed è sbagliato farla passare per corretta?

Innanzitutto, continuare ad alimentare l’idea già imperante che l’esclusiva funzione dello psicoterapeuta consista nell’occuparsi  di “problematiche mentali” e che questa miri al riaggiustare le parti non sane dell’individuo (quasi fossimo automobili), porta con sè il messaggio ambiguo che rivolgersi allo psicologo significhi in qualche modo essere guasti, persone da ri-mettere a posto.
Infatti, se lo psicoterapeuta si occupa esclusivamente di problematiche mentali, allora per alcuni, decidere di rivolgersi a questo professionista implicherà il dover mettere in discussione il proprio stesso modo di essere, il proprio modo di funzionare (mentalmente).

E’ vero che questo discorso non interessa che una minima parte di persone, mentre sono ormai in tanti ad affidarsi tranquillamente a questo professionista; eppure, il fatto che esso venga identificato ancora solamente come “il medico della psiche”, porta a rivolgersi ad esso unicamente in quelle situazioni in cui le problematiche e il disagio vengono appunto fatte rientrare in questo prospettiva di pensiero.

Ancora una volta, questo aspetto potrebbe sembrare corretto ed innocuo, ma non è così!

Secondo il mio modo di intendere la psicoterapia e quindi il campo di interesse dello psicoterapeuta, la sua funzione non consiste nel riaggiustare le parti guaste o non adeguate dell’individuo, ma ha come suo luogo di elezione il campo dell’esperienza del vivere, l’esistenza, che non si trova, nè dentro nè fuori l’individuo, ma nel suo rapporto con essa.
La psicoterapia non consiste nella sola riduzione, eliminazione o gestione dei sintomi tipici per cui si interpella la figura del terapeuta, ma nella chiarificazione di quegli aspetti e vissuti emotivi della propria esistenza da cui in un certo momento in avanti è emerso un disturbo, un disagio, o anche il senso di qualcosa di inesprimibile;
inoltre, mentre da un lato essa si rivolge alla chiarificazione di questi aspetti, contemporaneamente si allarga alle possibilità di crescita e autentico rinnovamento dei propri orizzonti d’esperienza.
La sua funzione è duplice e contemporaneamente unica.

In primo luogo potremo dire quindi che:
lo psicologo non è l’aiuto di chi è “malato di qualcosa”, di chi è “disturbato”, ma di chiunque stia vivendo un momento di sofferenza o senta il bisogno di fare maggiore chiarezza..

Può trattarsi della fine di una relazione, di ansia, di attacchi di panico, di un senso di inadeguatezza o di una sofferenza che non si riesce a definire.
Comunque sia, qualcosa al momento ci “disturba”, ci importuna, si intromette tra Sè e il proprio consueto benessere.
Per cui, in questi momenti non siamo noi ad essere “disturbati” ma la nostra quotidianità.
A pensarci bene allora, lo psicoterapeuta non è per i malati, ma è per tutti, perchè lo psicologo, più che della persona, ha cura ed ha premura dell’individuo nel suo rapporto con il vivere quotidiano, promuovendo la conoscenza dei suoi bisogni e la scoperta dei propri talenti.

In secondo luogo,
proprio perchè esso ha come campo di interesse la scoperta del potenziale più proprio di ciascuno, la sua azione non si esaurisce nella sola gestione delle situazioni sintomatiche (ansia, attacchi di panico, depressione, separazioni etc.) ma nella messa in atto e conquista delle proprie possibilità concrete, degli obiettivi e delle scelte da assumere o da progettare.

Per tanto, dalla scorretta idea che lo psicologo si occupi soltanto delle problematiche inerenti il mentale, e non invece dell’esperienza più autentica di me, di te, di noi, come persone uniche e irripetibili, discende come sua conseguenza un altro aspetto per nulla innocuo e assai importante.
Se lo psicologo-psicoterapeuta, è visto come il professionista che si occupa soltanto di riparare il guasto, di aggiustare ciò che non funziona, allora tutto il suo potenziale consisterà solamente nel riportare una situazione di malessere al precedente livello di assenza di sintomi.
Cioè, l’unica “miglioria”che una persona potrebbe apportare alla propria esistenza attraverso questa profonda esperienza, consisterebbe unicamente nel ritornare a funzionare “correttamente”.

Cosa significa questo?

Detto in altri termini, se si lasciano passare come veri questi due aspetti (l’idea che lo psicologo “aggiusti”le parti guaste o non sane della propria salute mentale, e che l’unico vantaggio di una terapia consista in questa sorta di riparazione senza produrre un autentica appropriazione di sè), per una persona che si chiedesse se è utile rivolgersi allo psicologo per una determinata problematica, ciò potrebbe implicare non solo il mettersi in discussione sul proprio stato di salute mentale, ma anche l’idea che sia preferibile rivolgere altrove le proprie tematiche, dato che l’unico vantaggio di un consulto psicologico consisterebbe nel riportare la propria vita unicamente ad una situazione di “normalità” (intesa come assenza di sintomi), senza alcuna crescita, guadagno o cambiamento ulteriore…

Se poniamo la questione da questa prospettiva potremmo dire:

che senso avrebbe affidarmi allo psicologo per aggiustare quello che non va in me, se rivolgendomi ad altri posso ambire a diventare una persona completamente nuova e più performante?

Perchè dovrei rivolgermi ad uno psicologo che non farebbe altro che sostituire le mia parti non funzionanti, anziché investire in un altro percorso che mi trasformerebbe in qualcosa di decisamente nuovo?

Come vediamo, l’idea che lo psicologo.psicoterapeuta si curi esclusivamente della “salute mentale”, e che la cura consista nel riaggiustare le parti guaste dell’individuo, ha delle profonde implicazioni.

Questo modo inappropriato di inquadrare la figura dello psicoterapeuta e della psicoterapia, potrebbe spiegare, a mio avviso, due fenomeni che hanno preso sempre più piede:

Innanzitutto,  l’opinione da parte di alcuni, che sia preferibile, anche lì dove l’esigenza rientra nel campo delle competenze dello psicologo, intraprendere altre manovre per il proprio benessere, come ad esempio seguire corsi di yoga, di mindfulness (meditazione), corsi di auto-crescita personale, di potenziamento dell’autostima, coaching, etc.

Non sto dicendo che queste attività siano inutili, ma che esse molto spesso vengono messe in atto come soluzione ad altre necessità.
Per anni ho seguito un corso di yoga e meditazione, e a detta dello stesso istruttore la motivazione principale alla base della richiesta di almeno l’80% dei suoi partecipanti aveva un carattere prettamente psicologico, come quello di “curare” l’ansia, tanto che egli stesso era solito distinguere e suggerire un percorso anche terapeutico.

Accanto a questo primo aspetto, il secondo fatto degno di nota, è che i sempre più innumerevoli fautori del cambiamento “easy and speed” (rapido e veloce), i nuovi guru del benessere mordi e fuggi, dichiarino ad alta voce di non essere psicologi, pur avendo preso in prestito qua e là varie tecniche motivazionali inerenti la stessa psicologia.

La massima “sono anche un po’ psicologo” , non solo oggi non viene più enunciata, ma si dichiara esplicitamente il non esserlo, come se questo fosse più un vanto che il contrario.
Cioè, se prima, il non appartenere alla categoria dei professionisti del settore, veniva vista come una mancanza che andava quantomeno sottaciuta, oggi si fa del non essere un addetto ai lavori un marchio di diversificazione…
“non sono uno psicologo e non “curo”… per questo vado ben oltre”

La mossa strategica è stata quella di fare di una mancanza di competenza, una diversità e un presunto valore aggiunto.

Come si spiega questo fatto nuovo e alquanto insolito?

Questo stato di cose è reso possibile per i motivi che abbiamo summenzionato, e cioè l’essersi attribuiti da parte dei tanti “improvvisatori sul mentale”, la capacità di andare oltre la “cura”( intesa erroneamente come guarigione dalla malattia) e di considerare loro campo di pertinenza, quello del cosiddetto “potenziamento mentale”, potenziamento da cui deriverebbero: benessere, successo e anche una certa guarigione dalle proprie ansie e timori.

Questo nuovo scenario, visibile sotto gli occhi di tutti, dai vari social dove abbondano carismatici improvvisatori della psiche di ogni tipologia, ai best seller in cima alle classifiche, è stato possibile sfruttando l’equivoco alla base della visione della figura dello psicologo.

Il paradossale interessamento verso queste figure che si professano lontane dagli psicologi pur scimmiottando e improvvisando tecniche del repertorio dello psicologo, è stato possibile a causa di un grosso equivoco mai completamente chiarito dalla psicologia e quindi mal assorbito dal pensiero comune.
L’equivoco di fondo risiede nel non aver chiarito esaustivamente che la cura psicoterapica, non solo non è equiparabile con il curare medico, ma che il senso della parola “cura”, se viene intesa come mera gestione del sintomo, perde tutto il potenziale di crescita personale legato ad essa.

Nel termine Cura, il rimando è subito ad una situazione di medico e paziente, di malato e guaritore.

Così, spostando l’asse di centratura dalla cura su quello di motivazione, volontà, potenziamento, conoscenza mentale, si è montato un mercato parallelo fatto di show, tecniche magiche e segreti mentali in grado di assicurare la svolta.

Ma tutto ciò è corretto? La psicoterapia utilizza lo stesso modello di cura della medicina?

Va subito detto che la terapia psicologica non è sovrapponibile a quella medica.
Per la medicina è necessario e sufficiente risolvere il sintomo del paziente, un sintomo che ad esempio nel caso del reflusso gastroesofageo sarà ugualmente trattato sia per me che per te o chicchessia. Cioè, per la medicina, il mio, il tuo, il nostro reflusso avranno la stessa eziopatogenesi (la stessa causa e sviluppo), per cui poco importa se tu sia Diego, Maria, Carlo, o Alessia..

Per una buona psicoterapia invece, questo fatto è determinante, in quanto sia che si tratti di situazioni sintomatologiche (ad esempio una storia di attacchi di panico) sia che l’obiettivo riguardi una crescita personale, Diego, Maria, Carlo o Alessia non possono essere equiparati, dato che le loro storie di vita, i loro progetti, così come le loro caratteristiche individuali non sono minimamente sovrapponibili.
Approfondiremo meglio questo aspetto in un altro post, per ora ci basti comprendere che la psicoterapia pur adottando un suo metodo, non può essere equiparata alla medicina proprio per la diversità di metodo che le due discipline richiedono.

Per cui quali sono le differenze tra lo psicoterapeuta e i cosiddetti “motivatori”?

Se la psicoterapia si rivolge soltanto ai “problemi di salute mentale”, mentre altre figure come i motivatori, i nuovi guru, i coaching improvvisati diventano gli esperti del benessere inteso come crescita personale, diventa ovvio che lo psicologo sarà interpellato solamente in quelle situazioni dove il disagio e la sofferenza del vivere si fanno sentire con insistenza.
Addirittura, se lo psicologo-psicoterapeuta è percepito come una sorta di meccanico della mente, interessato più a riparare i guasti che non a Curare, diventa subito chiaro perchè alcune persone potrebbero avere delle remore ad avvicinarsi a questo professionista e prediligere invece altre iniziative che promettono un potenziamento mentale attraverso tecniche segrete e strabilianti.

Come abbiamo ampiamente ripetuto, invece, lo psicologo non si occupa assolutamente di aggiustare quello che non funzionerebbe correttamente, bensì, da un lato di chiarire le dinamiche esistenziali alla base di un possibile disagio,
e contemporaneamente, di “curare”, inteso come prendersi cura e avere a cuore, il potenziale di crescita, di chiarificazione e autentico benessere della persona.

La Cura, in psicoterapia, travalicando la mera gestione dei sintomi, mira a quel senso di appropriazione autentica della propria storia di vita, dalla quale discende tanto un rinnovato benessere quanto la possibilità di mettere in atto le proprie scelte e i propri progetti.

Questi domini esperienziali non possono che trovare in questa figura il suo luogo più consono, anche per quelle situazioni non propriamente sintomatologiche, come ad esempio un senso di maggiore autostima, di crescita personale,  ricerca di obiettivi, di un maggiore senso di efficacia personale…
Molte delle persone che si professano come più idonee a sviluppare il potenziale di crescita mentale, per quanto carismatiche possano apparire, difficilmente potranno attuare effettivi cambiamenti a lungo termine nella vita di qualcuno, ma tutt’al più offrire un’ immagine, “una copia” della vita di qualcun’altro, magari la loro, vera o millantata vita di successo.

Il motivo di ciò è molto semplice;

Se parliamo di crescita personale alla stregua di un marketing, allora le tecniche impiegate possono essere più o meno valide ed offrire anche i risultati sperati.
Se invece la crescita personale è correttamente intesa come scoperta delle “proprie” potenzialità, uniche per ciascuno di noi, allora qualsiasi tecnica preconfezionata non potrà che essere uno specchietto per le allodole, in quanto ciascuna di esse intenderà:
me, te, noi, non come esseri unici e diversi, ma identici, e quindi come delle macchine da modificare.
Ma l’essere umano non è una macchina, né una pianta, nè un vaso o una casa.
La vera scoperta dei propri bisogni e talenti, non può che essere acquisita dalla consapevolezza dei propri modi di essere e della propria storia personale, che unica e irripetibile si trascina con sé le difficoltà nonché le autentiche opportunità: di scelta e passione, tra paura e coraggio…

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Diego Chiariello

 

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Diego Chiariello

Psicologo clinico e Psicoterapeuta, da anni metto al servizio della mia comunità e di quella virtuale, l'esperienza e la passione per la pratica psicologica del benessere della persona.

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