La depressione post-partum del papà

Articolo ben fatto sul tema della genitorialità e sulle implicazioni psicologiche relative al ruolo paterno. Se l’aspetto biologico della nascita interessa direttamente solo le mamme (e indirettamente i padri), dal punto di vista psicologico le conseguenze investono totalmente anche i neo papà e la gestione di tali aspetti può in alcuni casi rivelarsi davvero complicata.

depressionne-post-partum La depressione post-partum del papà

DIVENTARE PADRE

La paternità è uno degli eventi fondamentali nella vita di un uomo, è naturale che essa scateni intensi e complessi sentimenti.

Gli uomini solitamente tendono a non parlare delle proprie emozioni, la cultura in cui viviamo non incoraggia affatto le discussioni e il confronto su quelle che possono essere le loro aspirazioni, speranze, gioie, preoccupazioni o paure.

Si dà quasi per scontato che gli uomini siano forti, sicuri, aggressivi, sempre capaci di affermare se stessi e le emozioni vengono viste come sinonimo di fragilità; una visione così ristretta impedisce ad un padre di confrontarsi con le sue emozioni più vere e profonde.

Il processo attraverso il quale si diventa “padre” è un’esperienza che si sviluppa gradualmente, simile a quella della gravidanza, ma con i suoi tempi e ritmi specifici.

La nascita di un figlio può essere per ogni padre un processo di vero e proprio risveglio e scoperta, che può offrirgli la possibilità di raggiungere una visione più ampia e profonda del mondo.

Il periodo iniziale dopo la nascita del bambino può essere un momento molto difficile per la vita di coppia in quanto entrambi i neo genitori sono sottoposti a forti tensioni emotive.

E’ facile che la donna attraversi dei momenti di depressione, tristezza, che sia spesso in lacrime, o si faccia prendere dall’ansia (baby blues, depressione post partum).
Nella maggior parte dei casi questo stato d’animo è del tutto fisiologico e passeggero, nel giro di pochi giorni questi sentimenti negativi passano e la donna può godere appieno della vicinanza del suo piccolo. Si parla in questi casi di “baby blues”, uno stato depressivo temporaneo e senza nessuna conseguenza. Si stima che circa il 70%-80% delle donne soffra di questo disturbo.
Ben più seria, e sicuramente da affrontare con l’aiuto di uno specialista, è la “depressione post-partum”, che colpisce circa il 10% delle donne che hanno avuto da poco un bambino.

IL RUOLO PATERNO

Tutti intorno presuppongono che l’unica conseguenza che si ha dall’essere diventati padri è che ci si debba sentire solo al colmo della gioia. In effetti è così ma è anche normale che emergano altri sentimenti: paura, ansietà, preoccupazione circa l’effettiva capacità di guadagnare a sufficienza per mantenere la famiglia, tristezza per ciò che può essere considerato come una perdita della propria libertà e incertezza su ciò che significhi davvero essere padre.

Nella nostra società, con i suoi continui e rapidi mutamenti, non viene dedicato molto spazio al sostegno nel fronteggiare lo scompiglio e la gioia del processo attraverso cui si diventa genitori. Così i padri devono cavarsela da soli, senza un aiuto o una guida sicuri; quindi, essere in grado di accettare i propri sentimenti negativi e condividerli con altri è qualcosa che può servire ad alleggerire, almeno in parte, le tensioni cui si è sottoposti.

E’ questo il momento giusto per parlare con altri papà, è un grande sollievo apprendere di non essere soli nella propria battaglia, di non essere gli unici a nutrire sentimenti negativi, e che questi possono accompagnare benissimo il senso di orgoglio, l’amore e la gioia che si provano per il proprio figlio.

E’ nel confronto con gli altri genitori che ognuno potrà esprimere gli interrogativi che lo assillano e parlare apertamente delle proprie speranze di padre. Gli altri genitori sono infatti la chiave per scoprire nuovi aspetti si se stessi e per affrontarli in modo positivo.

Comprendere ed accettare la genitorialità significa riconoscere anche le emozioni negative, la rabbia e l’egoismo, anche se ciò significa andare contro la visione convenzionale dell’essere genitori.

Diventare genitori non significa solo essere felici per l’arrivo di un bambino, implica un profondo cambiamento interiore la cui tensione psicologica viene considerata uno dei fattori predisponenti la depressione post partum.                             

STUDI SULLA DEPRESSIONE POST PARTUM NEGLI UOMINI       

papà-bimbo La depressione post-partum del papà

Recenti studi hanno dimostrato che la depressione post – partum interessa il 10% degli uomini nel periodo strettamente precedente la nascita e quello immediatamente successivo ma la percentuale è destinata ad aumentare fino al 25% quando il bambino ha tra i 3 e i 6 mesi di vita.

Il nuovo fenomeno è stato evidenziato in uno studio della Eastern Virginia Medical School di Norfolk pubblicato sul Journal of American Medical Association, il tasso globale di “baby blues” registrato tra i papà – che generalmente interessa tra il 10 e il 30% delle neomamme – è del 10,4% .

Gli indicatori del possibile arrivo di una depressione post partum paterna sono: stato d’animo triste o depresso, perdita di interesse per le attività solitamente amate, affaticamento, disturbi del sonno, perdita di appetito, irritabilità e sensazioni di oppressione.

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Una delle possibili cause è sicuramente lo stress provocato dal nuovo assetto familiare: la nascita di un figlio è universalmente riconosciuta come un evento gioioso ma è allo stesso tempo un cambiamento ad alto impatto psicofisico per tutta la famiglia.       

I sintomi, come nel caso della depressione post-partum femminile, sono ansia e senso di colpevolezza immotivati, paura, panico, senso di inadeguatezza e inefficacia rispetto agli eventi, insonnia, crisi di pianto e pensieri autodistruttivi.

Molti padri, per esempio, oggi sono assolutamente impreparati al progetto genitoriale, alla trasformazione della donna durante e dopo la gravidanza, alla fatica di ritrovare un equilibrio di coppia dopo la nascita di un bimbo e all’impossibilità materiale che tutto ritorni come prima.

Va detto inoltre che ogni uomo può sperimentare dubbi e timori di fronte a un evento così importante come la nascita di un figlio. Ci si chiede come sarà la vita ‘dopo’, come cambierà la relazione con la compagna, si ripensa al figlio che si è stati e ci si interroga sul padre che si diventerà.  Partecipare a un corso di accompagnamento alla nascita è una bella opportunità per incontrare altri futuri padri, scoprire che certi interrogativi sono comuni e, così, sentirsi più consapevoli delle proprie sensazioni.

Diventare padre è un percorso sicuramente diverso da quello della futura mamma ma altrettanto entusiasmante e delicato. I futuri papà stanno vivendo un momento importante ed unico che cambierà per sempre la loro vita, e allora bisogna  viverlo al meglio!

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Le mie osservazioni:

Articolo molto interessante su una problematica abbastanza nota ma forse solo in chiave femminile. La genitorialità, soprattutto nel primo periodo, è una dimensione dalla forte carica emotiva per la donna ma anche per l’uomo. Ciascuno si confronta con un modello e una serie di aspettative rispetto al ruolo genitoriale, per cui ciascuno dei membri della coppia è alle presse con la gestione di una serie di spetti che possono rivelarsi problematici. In realtà con l’arrivo di un figlio nascono anche una madre e un padre e un nuovo assetto familiare.

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Diego Chiariello

Psicologo clinico e Psicoterapeuta, da anni metto al servizio della mia comunità e di quella virtuale, l'esperienza e la passione per la pratica psicologica del benessere della persona.

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